ESEMPI DI GREENWASHING:
H&M
Il colosso svedese del fast fashion H&M è stato accusato di greenwashing. Cioè di quell’ecologismo di facciata che ti fa credere che un prodotto ha un impatto ambientale ridotto rispetto a un altro. E tu sei anche felice di pagarlo di più almeno fino a quando non scopri l’inganno.I prodotti in questione riguardano la collezione Conscious Choice, una linea di capi «creati con maggiore attenzione per il pianeta», rispetto agli altri prodotti del brand. Tanto che H&M dichiara che si tratta di prodotti realizzati con «almeno il 50% di materiali sostenibili, ma che in molti casi raggiungono anche percentuali maggiori».
A giugno però è uscita una inchiesta di Quartz che ha scoperto come gran parte dei punteggi ambientali erano fuorvianti e ingannevoli. Dopo questa inchiesta H&M ha rimosso tutte le scorecard ambientali dal suo e-commerce.
FERRARELLE
Ferrarelle, nota marca di acqua in bottiglia, è stata una delle prime imprese italiane ad effettuare Greenwashing nel 2011, con la pubblicità “Acqua ad impatto zero”.
Per questo la società è stata sanzionata dall’Antitrust, ovvero l’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato) con una multa di 30mila euro.
Questa campagna è stata considerata greenwashing ed ingannevole poichè Ferrarelle pubblicizzava la propria bottiglia come "Prodotto a Impatto Zero", sostenendo di compensare le emissioni di CO2 prodotte durante la produzione delle bottiglie attraverso un progetto di riforestazione. Tuttavia, si è scoperto che questa riforestazione non compensava l'intera quantità di emissioni inquinanti, ma solo il 7% del totale annuo. Inoltre, la partecipazione al progetto è durata solo due mesi, un periodo troppo breve per neutralizzare l'impatto ambientale di Ferrarelle.